Traduzioni e arrangiamenti:
Roberto Dal Molin e Abramo Calini
"Old- Time Bull & Terrier"
Contrariamente a quanto viene ostinatamente
pubblicizzato dai Mass Media, l'American Pit
Bull Terrier non è un cane "nato in
laboratorio"; anzi, come visto dagli articoli
precedenti, aveva già un Club di razza alla fine
del 1800.
Nell'articolo di questo numero incominceremo a
descrivere le origini e i cani che hanno
permesso la creazione di ciò che oggi viene
chiamato American Pit Bull Terrier.
La razza affonda le sue origini in tempi remoti,
a sostegno di ciò alleghiamo al presente
articolo la testimonianza scritta di una
compravendita di un esemplare di Bull & Terrier
da una lettera del 23 luglio 1839. Questa
lettera è conservata presso il
Pit Bull Museum
di Marano Ticino (NO).
Bangor 23 luglio 1839
Sig. Cate Egregio Signore/Si ricorderà
dell'ultimo colloquio avuto con lei lo
conversazione riguardava principalmente i cani
lei poi mi ha chiesto se talvolta avessi visto
un cane che pensavo fosse buono da comprare per
lei lo scorsa settimana ho incontrato un signore
che voleva vendere il cane che accompagna questa
lettera & essendomi assicurato che fosse un buon
animale l'ho comprato per lei è stato allevato
in Inghilterra di razza Bull & Terrier è un buon
cane da guardia & uno che non giocherà con i
bambini è un tipo di cane
game non stia in apprensione per qualsiasi cane
a Costine che lo possa castigare possono
ucciderlo ma non batterIo è stato portato in
Canada dalle truppe inglesi & da questa parte da
un disertore gli ho dato nove scellini per lui
voglia cone segnare questa somma al portatore
della presente Distinti saluti RT Jackson
Come evidenziato nella lettera il cane proveniva
dall'Inghilterra, terra d'origine di questa
razza.
Per essere più esatti, i ceppi di American Pit
Bull Terrier si svilupparono nel Regno Unito e
in Irlanda e più esattamente in 3 ceppi ben
distinti, Irlandese, Inglese e il ceppo Scozzese
che sicuramente è il meno importante e puro.
Le linee di sangue più pregiate che hanno fatto
da capostipite alla razza American Pit Bull
Terrier sono nate in Irlanda, ed è proprio del
ceppo irlandese che parleremo in questo
capitolo.
In Irlanda, verso la metà del 1700, i tempi
erano veramente duri, soprattutto per i
contadini ai quali era severamente vietato, per
decreto nobiliare, detenere cani da caccia.
Infatti solo ai nobili e ai proprietari terrieri
era concesso questo sport: detenere un cane da
caccia era una prova implicita di praticarlo.
L'antico bulldog dai nobili era considerato a
tutti gli effetti un cane da caccia, per la sua
abilità sui cinghiali e altri animali selvatici.
Non dobbiamo considerare il bulldog come lo
vediamo oggi, che è solo un cane da show:
l'antico bulldog, più che una razza selezionata,
era una "tipologia" di cane con testa meno
possente e più alto sugli arti (
vedi foto).
Comunque ai contadini era consentito tenere cani
di piccola taglia che venivano usati per
reprimere animali nocivi come topi, talpe, tassi
e volpi.
Questi cani erano chiamati terrier.
Gli stessi contadini talvolta incrociavano
bulldog con terrier in modo da avere un cane più
potente e allo stesso tempo agile ma sempre
"camuffato" da cane "non da caccia".
Anche per questo i Pit Bull irlandesi sono
sempre rimasti di taglia più piccola rispetto
agli altri. Mentre i nobili utilizzavano la
caccia come passatempo e divertimento, i
contadini avevano come forma d'intrattenimento i
combattimenti con i Bull & Terrier contro altri
tipi di animale.
Nacquero così il badger-biting (contro il
tasso) e il rat-killing (contro i ratti), sport
molto diffuso all'epoca.
Consisteva nel mettere molti ratti in un recinto
(pit); vinceva il cane che riusciva ad
abbatterne il numero maggior in meno tempo.
Da tener presente che i ratti erano una vera e
propria piaga in quanto danneggiavano seriamente
quelle poche derrate alimentari di cui
disponevano le famiglie.
Questi "sport", oltre alla funzione
d'intrattenimento, avevano anche come compito la
selezione fisica e psichica, cioè l'attitudine,
dei migliori esemplari di Bull & Terrier. Presto
i cani che vincevano in queste forme
d'intrattenimento vennero fatti combattere tra
loro. Questo sport si diffuse sempre più tra le
classi sociali più povere, il cui duro stile di
vita si rifletteva sul tipo di divertimento.
Molto probabilmente l'oppressione e il duro
lavoro diventavano più sopportabili quando si
sapeva di avere in casa un cane che poteva
battere qualunque cane della contea.
Il fascino di un cane da combattimento può
essere quasi patologico per la sua intensità, ma
sicuramente all'epoca era un buon rimedio per le
ferite e le indegnità sofferte da una classe
sociale povera.
Ovviamente non mancavano anche estimatori nelle
classi sociali più abbienti.
Nel Regno Unito la distinzione fra classi
sociali è sempre stata più marcata che nel resto
d'Europa: poter battere col proprio Bull &
Terrier una persona di più alto rango seguiva
una sorta di "legge di compensazione" morale.
In tutta l'Irlanda i nomi dei campioni di dog
fighting erano conosciuti né più né meno dei
calciatori del giorno d'oggi; per rendere l'idea
citiamo testualmente un vecchio racconto
dell'epoca. Si narra che un commesso
viaggiatore, arrivando nella cittadina di
Connemara, trovò il paese quasi deserto.
Incontrando il curato, che passava di lì
frettolosamente, lo fermò e gli chiese perché
non c'erano abitanti in giro per il paese.
Il prete, come se fosse cosa owia, gli rispose
ad alta voce "Old Salt, Old Salt !".
Attonito, il viaggiatore chiese quale
significato avessero quelle parole così
concitatamente esclamate.
Altrettanto stupito del fatto che questa persona
non sapesse di cosa stesse parlando, il prete
rispose che si trattava di un famosissimo cane:
tutti gli abitanti del paese erano andati a
vederlo combattere.
Il ceppo più famoso di cani in Irlanda era
originario delle contee di Cork e Kerry e veniva
chiamato Old Family, la famiglia da
cui derivò poi la famosa Old Family Red Nose. A
dispetto di quanto scritto, questa linea di
sangue aveva parecchi cani il cui naso non era
per niente di quel colore.
Vi erano poi anche altre linee ben conosciute
col nome di Murphy, Waterford, Kilkinney e Galt,
le quali derivavano dalla Old Family ma si erano
sviluppate indipendentemente.
Va sottolineato, inoltre, che la Old Family
irlandese era una famiglia distinta di cani, ma
ve ne erano altre altrettanto pure, tra cui
quelle inglesi di cui parleremo nel prossimo
articolo.
Questi cani giunsero in America a causa della
grande carestia delle patate del 1845, che aveva
ridotto la popolazione irlandese alla fame.
Quasi due milioni di persone furono costrette
negli anni successivi ad abbandonare l'amata
terra natìa per raggiungere il nuovo mondo,
l'America: alcuni portarono con loro i propri
Pit Bull Terrier.
Gli immigrati irlandesi si stabilirono
principalmente in due aree geografiche ben
distinte. Uno di questi gruppi si fermò a Nuova
York, l'altro arrivò nel porto di Boston. La
popolazione di questa razza venne alimentata con
le successive ondate migratorie e comunque i
contatti con la terra d'origine vennero sempre
mantenuti. Il primo cane irlandese sbarcò
intorno al 1850 e lo scambio continuò fino agli
anni 1920, quando ormai la Old Family americana
si era consolidata anche grazie all'apporto di
soggetti inglesi, che saranno tema del nostro
prossimo articolo.
Documentazioni storiche tratte da:
"History of the Pit buI! Terrier" di Wayne D.
Brown
"The World of the American Pit Bull
Terrier" di Richard F. Stratton
"Fighting Dog Breeds" di Or. Dieter Fleig
"The Staffordshire BuI! Terrier in History and
Sport" di Mike Homan
Per gentile concessione del
Pit Bull Museum.
PIT BULL DI OGGI -
L'ATTIVITA' DEL
WORKING PIT BULL CLUB
Abramo Calini
Il Working Pit Bull Club Italia è nato nel 1999
con lo scopo di tutelare e promuovere l'American
Pit Bull Terrier sia in campo sportivo che per
quanto riguarda l'utilizzo per scopi socialmente
utili.
Nel numero precedente abbiamo visto l'utilizzo
dell' American Pit Bull Terrier come cane
visitatore al carcere minorile Beccaria di
Milano; ma questa è solo una delle applicazioni
che il Club si prefigge per questa razza.
Un altro indirizzo socialmente utile è
l'educazione e addestramento del nostro
beniamino.
A non pochi proprietari di American Pit Bull
Terrier è stata limitata, e a volte negata, la
possibilità di educare ed addestrare il proprio
cane in quelli che vengono chiamati comunemente
"campi di lavoro" o "campi di addestramento".
Questo perché, purtroppo, l'American Pit Bull
Terrier attira anche una miriade di imbecilli (i
famosi "truzzi di qualità superiore"), molto
inclini a seguire la pubblicità negativa del
momento.
Un tempo erano affascinati dalla pessima - e
infondata - pubblicità sul Dobermann,
successivamente da quella sul Rottweiler; oggi
tocca ali' American Pit Bull Terrier.
L'ingresso in campo di un simil-Pit Bull
ringhiante e sbavante, con collare borchiato e
condotto dal truzzo di turno, non può che
inibire l'addestrato re, che cercherà di tenerlo
lontano dalle sue lezioni.
Fortuna vuole che non tutti siano così; in
questi campi si presentano anche persone meno
invasate, che hanno solo intenzione di educare e
addestrare il proprio cane. Purtroppo, molto
spesso, il proprietario (serio e responsabile)
del nostro beniamino, proponendosi a un istruttore, si sente
trattato come cinofilo di serie B, se non
peggio.
Il perché di questo atteggiamento ha varie
spiegazioni, ma la più comune è sicuramente
l'ignoranza che i mass media hanno sapientemente
alimentato.
Parecchi istruttori giustificano il loro
comportamento con frasi del tipo: "...fare
entrare un cane come il suo mi farebbe perdere
clientela!", oppure: "personalmente, non ce l'ho
con lei né con il suo Pit Bull, MA..:'.
Alcuni aggiungono "...allimite posso darle delle
lezioni private"; ovviamente con costi diversi,
ma soprattutto con scarse possibilità di
socializzazione per il cane.
Altri ancora non pongono vincoli all'ingresso
del cane in addestramento, anzi ne gioiscono, ma
solo perché prendono l'addestramento
dell'American Pit Bull Terrier
come una sfida personale, da portare come una
medaglia sul petto (per la serie:
"io addestro anche i leoni"!).
Il peggio che ti possa capitare, infine (e parlo
per esperienza personale) è
l'addestratore-allevatore di un'altra razza.
Se un American Pit Bull Terrier, per vari
motivi, non lavora bene, ci sentiamo dire il
classico: "poverino, non è colpa sua...
non ha selezione!"; ma ci può andare persino
peggio se il cane lavora bene!
Spesso, infatti, l'addestratore-allevatore
addestra i cani dei propri clienti, a cui ha
venduto dei cuccioli del suo allevamento;
cani che a suo dire sono superselezionati (con
relativo e...superselezionato prezzo).
Quindi non è disposto ad ammettere che un Pit
bull, che lui considera poco più di un meticcio,
possa lavorare di gran lunga meglio dei suoi
"supercani".
Come tutti sanno l'addestratore è un
uomo di mestiere, "un professionista" che con
semplici trucchi ti può, come si suoi dire in
gergo, "chiudere" il cane.
A volte lo fa voluta mente; altre volte per pura
e semplice incapacità, dovuta in parte alla
scarsa conoscenza della razza (ma se si
continuano a guardare con tanto sospetto gli
American Pit bull terrier, come si farà ad
approfondirne la conoscenza?).
Sta di fatto che, per un motivo o per l'altro,
il proprietario di un Pit bull che intende
educare ed addestrare il proprio cane deve
sperare di incappare in una delle poche "perle
rare"; owero in un istruttore realmente cinofilo
che lavora con i cani e per i cani senza alcun
tipo di pregiudizio nei riguardi delle diverse
razze; semmai ne ha verso i proprietari... ma qui
gli diamo pienamente ragione!
La "perla rara" accetta qualsiasi tipo di cane
nel suo campo, a patto che il proprietario
voglia seguire seriamente le lezioni; e in
questo modo, anche quando non conosceva a fondo
la razza, scopre di non avere a che fare con una
belva, ma con un cane.
Anzi, con un cane che presenta una grande
attitudine al lavoro!
Così molti conduttori e proprietari, ma anche
molti istruttori di American Pit Bull Terrier si
appassionano seriamente all'addestramento del
proprio cane... e qui nasce un altro problema.
Addestratori e proprietari, infatti, vorrebbero
andare avanti e incrementare le abilità del cane
attraverso il raggiungimento di vari brevetti di
lavoro... ma entrambi si trovano
nell'impossibilità di proseguire con un cane
registrato come American Pit Bull Terrier, e
quindi non riconosciuto da ENCI ed FCI.
Solo le razze riconosciute possono accedere ai
brevetti: no pedigree? No carriera sportiva!
Neppure se il cane ha dimostrato doti
eccezionali.
A questo punto la proposta più comune è quella
di far passare il cane come American
Staffordshire Terrier, cercando di procurarsi un
pedigree "tarocco" (orrore!!!).
Se non si vuole ricorrere a questi mezzucci
scorrettissimi, ci si trova di fronte a un
vicolo cieco: un buon addestratore,
giustamente, non può investire il proprio tempo
preparando un cane per brevetti IPO...a cui non
potrà mai accedere, quindi preferisce concentrarsi sulle razze
riconosciute ENCI, in modo da poter gratificare
il proprio impegno con risultati "ufficiali",
campionati e così via.
E il proprietario/conduttore di American Pit
Bull Terrier, che può fare?
Può continuare a lavorare con il suo cane
per pura passione e/o divertimento: ma alla
fine, trovandosi sempre nei panni della
Cenerentola che vede cani assai meno dotati
partire per il ballo dei brevetti, mentre lui
deve restare a casa... finisce per demotivarsi.
Magari ha un ottimo rapporto con il suo cane, ha
per le mani un soggetto di alta qualità: ma è
ugualmente costretto a desistere.
Il Working Pit Bull Club è nato anche per
superare questo scoglio; infatti intende riunire
tutti gli amanti dell'American Pit Bull Terrier
(al di là degli standard U.K.C. o A.D.B.A)
organizzando per loro prove di lavoro e
brevetti, chiamati WAP (Working Aptitude
Patent).
Non è molto complicato; basta continuare il
lavoro di chi ha operato prima di noi. Gli
esempi, inequivocabili, non mancano.
Non esiste razza di cani sulla faccia della
terra che abbia avuto più alte onorificenze, che
abbia sostenuto il più alto numero di brevetti
in contemporanea e che quindi abbia dimostrato
di essere un cane altrettanto versatile.
In Italia i soli brevetti che si possono
ottenere senza essere vincolati dal pedigree
E.N.C.I. - e quindi rivolti a tutti i cani,
anche ai meticci - sono quelli di Protezione
Civile ed Agility; settori in cui
l'American Pit Bull Terrier si è sempre
distinto. Il Working Pit Bull Club Italia
stimola e gratifica (anche con rimborsi in
denaro) i soci del Club, che con i loro cani
ottengono brevetti di Protezione Civile nelle
varie specialità: ricerca in superficie, ricerca
su macerie, salvataggio in acqua.
Oltre ad occuparsi di brevetti e prove di lavoro
il WPBC Italia si occupa anche di
iscrivere ai propri data base, come capostipiti,
gli American Pit Bull Terrier privi di pedigrée
(americano) che risultano idonei: ma di questo
(ed altro) parleremo più approfonditamente nel
prossimo articolo.
Per informazioni e iscrizioni:
WORKING PIT BULL CLUB ITALIA
Via dei Boschi -
28040 Marano Ticino (NO)
Tel. 0321 - 923247 Fax 0321 - 923211
E-mail:
info@workingpitbullclub.org