Ecco come diventare bravi
padroni
Patentino, assicurazione
obbligatoria, razza da estinguere, padroni da
selezionare: è diventata ormai un'ossessione
quella dei cani killer. Ma la brutta fama che i
pitbull si stanno guadagnando è giustificata?
Tgcom lo ha domandato a un allevatore di pitbull,
presidente del Working Pit Bull club, Abramo
Calini: "Non esistono razze pericolose. Il
problema sono i padroni: educhiamoli". E a Imola
ha creato un corso per padroni e cani "buoni
cittadini".
“Se i padroni sono
responsabili e preparati, possono avere al
guinzaglio qualsiasi cane: non procureranno mai
problemi a nessuno. – dice Calini al Tgcom - La
sola via d’uscita è l’educazione cinofila
familiare” Per questo la sua associazione, la
Working Pit Bull Club, nata per tutelare
l’American Pit Bull terrier, in collaborazione con
il Griso Club, ha deciso di avviare un corso di
preparazione cinofila familiare teso al rilascio
di una sorta di “patentini” per padroni e cani
“buoni cittadini”. Il Comune di Imola è stato il
primo a sperimentarlo. “Non si tratta di un
semplice corso di addestramento, ma una vera
preparazione del cane e del suo conduttore nella
vita cittadina – aggiunge Calini – Il primo corso
quinquennale si è concluso a Imola con ottimi
risultati”. Per diventare “buoni cittadini”, cani
e padroni frequentano cinque livelli di lezioni.
La prima serie è interamente dedicata ai padroni,
che imparano i meccanismi di aggressività degli
animali, il linguaggio, la mimica e l’espressività
del quattrozampe. “Diamo sempre un grande risalto
alla civiltà cinofila: ogni partecipante ha in
dotazione una paletta – continua Calini – e se non
raccoglie le feci del suo cane viene espulso dal
corso”.
Il secondo livello di lezioni
consiste nell’addestramento del cane, il terzo
tende a creare il binomio cane-padrone. Nelle
ultime due fasi l’addestramento si sposta
all’esterno ed è mirato al controllo degli stimoli
esterni. “Abbiamo chiuso i cani all’interno di un
gruppo di persone (simulando ad esempio una
passeggiata la mercato o in mezzo alla folla), li
abbiamo urtati con le ginocchia (come può capitare
inavvertitamente quando si cammina per le vie
cittadine), gli abbiamo perfino infilato le mani
in bocca (perché può succedere che un bimbo
sfuggito al controllo dei genitori compia un gesto
simile). – continua il presidente del club - In
ogni occasione i cani hanno dimostrato un
equilibrio impeccabile. Non hanno ringhiato e non
hanno mostrato il minimo cenno di
aggressività”.